Una nuova patologia: carenza d’abbracci

Abbracciare, fare una carezza o stringere la mano a qualcuno a cui vogliamo bene, ha ripercussioni sul benessere psichico in particolare per gli anziani e tutti colori che vivono soli.

Gli psichiatri parlano oggi di un malessere riconducibile al cosiddetto fenomeno della ‘fame di pelle’, che vari studi scientifici cominciano a documentare. Il distanziamento sociale imposto dalla necessità di gestire i contagi, infatti, ‘ruba’ contatto fisico e gesti di affetto.
Massimo di Giannatonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della Società Italiana di Psichiatria (SIP) spiegano:  “Il contatto fisico è rassicurante, perché è la modalità più arcaica per farci sentire al sicuro. Inoltre il senso di sicurezza e di appagamento che provoca, innesca modificazioni neurochimiche positive come l’aumento della produzione di ossitocina, l’ormone dell’attaccamento che ha un effetto ‘tranquillizzante”.

Uno studio condotto da Tiffany Field della Università di Miami in Florida ha mostrato che solo nel primo mese di lockdown si è generata una diffusa carenza di contatto fisico e abbracci che si è accompagnata ad un sovraccarico di disturbi dell’umore, come depressione e ansia, e anche a senso di affaticamento e disturbi del sonno.

Un altro lavoro appena pubblicato sulla rivista Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology e coordinato da Debby Herbenick della Indiana University School of Public Health-Bloomington, mostra che i livelli di depressione e solitudine durante la prima ondata di Covid-19 sono risultati aumentati. Solo coloro che hanno mantenuto elevati livelli di contatto non virtuale ma fisico e alti livelli di connessione sociale presentavano un miglior stato di salute mentale.
“Le restrizioni sociali restano necessarie: in questa fase è ancora impossibile assicurare ai nostri cari non conviventi i consueti gesti di affetto, ed è evidente che né le videochiamate, né i messaggi possono sostituire l’incontro reale tra due persone – sottolineano di Giannantonio e Zanalda -. Ci sono però accorgimenti che possiamo adottare per supplire alla carenza di contatto fisico, stimolando il tatto in altro modo.
Un bagno caldo per esempio ha un effetto calmante e rassicurante, toccare stoffe morbide e confortevoli come la seta o fare un massaggio ai piedi induce sensazioni piacevoli che fanno stare meglio. Se attraverso il contatto di ‘pelle’ con materiali gradevoli o caldi proviamo piacere, si può almeno in parte attenuare la mancanza della vicinanza reale ad altre persone”. Tuttavia, concludono gli psichiatri, “il contatto fisico va cercato e praticato quando è possibile, per esempio con i familiari conviventi”.

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