Siria: musulmani restituiscono la Madonna saccheggiata dai terroristi

maalula madonna

Alla cittadella cristiana di Maalula, riconquistata dall’esercito governativo della Siria – dopo essere caduta nelle mani dei jihadisti sunniti miliziani dello Stato Islamico –, è stata restituita la statua della Madonna.

Nella costiera Tartous, feudo alawita – gruppo sciita a cui appartiene la famiglia Assad –, le autorità siriane inaugurano la prima moschea dedicata alla Vergine Maria. Tutto questo, mentre i nemici di Assad tagliano gole e distruggono fortezze, perseguendo il folle progetto di uno stato, per il quale vengono coniate addirittura delle monete, in cui la sola legge è quella del terrore. E del disprezzo per tutte le altre religioni.

Il fanatismo dei terroristi, che fino a qualche mese fa erano chiamati da quasi tutti i media internazionali “ribelli”, sta trovando in Siria terreno fertile per le sue persecuzioni. Prima dell’inizio della crisi siriana, tutte le minoranze hanno convissuto in pace. E adesso? L’offensiva perpetrata dai jihadisti dello Stato Islamico – guidato dal califfo Abu Bakr Al-Baghdadi – verso i cristiani, che prima dello scoppio della guerra terroristica rappresentavano circa il 10%, ma anche yazidi e altre minoranze, è più che catastrofica. Il prezzo della guerra ad Assad, dal 15 marzo del 2011 ad oggi, data dell’inizio delle ostilità, è altissimo. La crisi in atto, è costata la vita a circa di 210 mila persone, di cui oltre 66 mila sono civili. E poi ci sono i tantissimi rifugiati, interni ed esterni al Paese.

Secondo i dati della Croce Rossa Internazionale, più di 12 milioni di persone all’interno della Siria hanno bisogno di aiuto umanitario. A questi vanno aggiunti i circa 4 milioni che sono scappati nei Paesi confinanti. Ma non solo, la Siria è da ricostruire quasi completamente e anche i moltissimi siti archeologici sono stati distrutti. Gli ultimi, in ordine di tempo, quelli vicini alla città di Palmira, dove le bombe dei jihadisti hanno sbriciolato i mausolei dedicati a Muhsammad bin Ali, discendente del cugino del profeta Mohammed, e al leader religioso Nizar Abu Bahaaeddine.

E’ impossibile per chiunque restare fuori da questa ondata di violenza. La strage di Hammamet, in Tunisia, l’irruzione nell’impianto di gas industriale Air Products a Saint-Quenti-Fallavier, in Francia. Le continue allerte terrorismo lanciate dall’Europol, ma anche quei video montati come fossero film hollywoodiani, meticolosamente documentati e diffusi, che rimbalzano dai telegiornali ai giornali, passando dai social network. In questo scenario, di terrore e desolazione, emergono però anche importanti segnali di dialogo interconfessionale. Da Maalula a Tartous, sono sempre più i segni di «apertura dell’Islam, quello lontano da deviazioni ed estremismi», ha ricordato il ministro per i Beni Religiosi e Culturali, Mohammad Abdel-Sattar al-Sayyed.

Un Islam di cui il dittatore Assad, non ostante l’avversione che nutre per lui l’Occidente,  è diretta emanazione e che, come ha ricordato il premier russo Putin, sta facendo «tutto il possibile per alleggerire le sofferenze della popolazione civile e per ristabilire la pace interconfessionale».

Elena Barlozzari

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